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Per le sue caratteristiche botaniche, la pianta del caffè, che ha una lunga radice verticale, richiede un suolo profondo e ben drenato: i terreni eccessivamente compatti, argillosi o con acqua stagnante comportano infatti seri rischi di putrefazione per le delicate radici della pianta. I migliori terreni per il caffè risultano essere le argille sciolte, drenate e ricche di humus.
Altri fattori essenziali sono la porosità e l”abbondanza di riserve nutritive presenti nel suolo: la pianta, infatti è destinata ad una lunga vita produttiva e richiede un costante apporto di elementi come azoto, fosforo e potassio.

 

La pianta del caffè inizia a fruttificare regolarmente dopo i tre anni circa di età: sui rami compaiono grappoli di drupe, prima verdi e poi progressivamente sempre più rosso ciliegia, che giungono a perfetta maturazione nell”arco di sette mesi circa.
Fioriture e fruttificazione si susseguono nell”arco dell”anno, e questa continua attività vegetale richiede da parte dell”uomo un costante controllo. In particolare, si procede al controllo delle erbe infestanti, in modo da evitare la competizione tra la coltura e le piante che ostacolerebbero sia la crescita del caffè, che il lavoro nelle piantagioni. Inoltre, è compito degli agronomi controllare periodicamente lo stato fitosanitario delle piante, in modo da prevenire la diffusione di insetti patogeni ed altri parassitiche potrebbero compromettere la produzione annuale o, addirittura, la vita delle stesse piante.

 

Una fase molto delicata è l’individuazione del momento più opportuno per procedere alla raccolta; il rischio maggiore è costituito dalla compresenza di chicchi di diverso livello di maturazione in uno stesso raccolto: i chicchi non ancora giunti a maturazione perfetta, infatti, conferiscono alle miscele un aroma troppo spiccato e amarognolo, mentre i chicchi troppo maturi, fermentando, possono compromettere il sapore e la perfezione del gusto di interi raccolti. Per eliminare questi pericolosi inconvenienti, viene praticata la cosiddetta tecnica del “picking”, nella quale gli addetti raccolgono quotidianamente solo i frutti giunti a perfetta maturazione, lasciando cadere a terra le drupe già troppo mature e controllando quelle ancora acerbe.

 

Un secondo metodo utilizzato in alcune piantagioni è lo “stripping”: pratico e veloce, questo sistema consente di
raccogliere i frutti con un semplice attrezzo che “sgrana” letteralmente i frutti dai rami facendoli cadere per terra. Lo stripping, però, oltre a non risolvere i fondamentali problemi legati al controllo dello stato di maturazione dei singoli frutti, può provocare seri danni alle piante. La varietà e la quantità del raccolto varia da zona a zona, ma in linea indicativa il raccolto oscilla da 200 kg. a 600/700 kg.di prodotto mercantile per ettaro.

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Di Massimo Prandi

Massimo Prandi