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Iri è leader mondiale nella gestione di big data, soluzioni analitiche predittive e generazione di insight con l’obiettivo di accrescere il business delle aziende del Largo Consumo, Retail, Media e Pharma (OTC).
L’azienda ha diffuso uno studio dal titolo: “Come è cambiata la colazione all’epoca del Covid? Il caffè e le nuove abitudini dei consumatori.” Si tratta di un’analisi approfondita del mondo della prima colazione con un focus sul mercato del caffè nel canale moderno.
Per prima cosa, gli esperti sottolineano come l’intero comparto sia stato colpito dalle restrizioni legate alla pandemia: mentre tra fine 2019 e inizio del 2020 non mancavano piccoli segnali di crescita (+6% rispetto al 2019), con l’inizio dell’emergenza sanitaria il settore ha subito una battuta d’arresto. Negozi e uffici chiusi, didattica a distanza e impossibilità di consumare la colazione al bar hanno cambiato le abitudini degli italiani: una ricerca condotta dall’Istituto Piepoli, rivela che una persona su 5 ha modificato il proprio modo di fare colazione. Non solo sono cambiati i menu e il tempo dedicato al primo pasto della giornata, ma si riscontra ovviamente anche un forte spostamento dei consumi dal canale out of home al consumo a casa: tra i consumatori che hanno cambiato le proprie abitudini, il 17% dichiara che in epoca pre-Covid era solito consumarla al bar.

Se è vero che la pandemia ha forzatamente cambiato le abitudini di consumo degli italiani, è altrettanto vero che le preoccupazioni legate alla salute hanno portato le persone a scegliere stili di vita più sani. In generale, nel 2020 si è assistito a uno spostamento degli acquisti verso alimenti considerati più salutari, e in particolare il mercato plant-based ha visto un’impennata delle richieste e delle vendite. La ricerca di prodotti più sani, però, ha interessato anche il settore della prima colazione: secondo i dati IRI, nell’acquisto del caffè i consumatori hanno momentaneamente messo da parte la scelta di prodotti economici o in offerta, in favore di prodotti di alta gamma. Il motivo è la volontà di trovare un caffè qualitativamente simile a quello del bar.

 

 

In generale, prima della pandemia, il mercato in GDO si trovava in una fase di stallo e i livelli promozionali avevano raggiunto picchi molto elevati: basti pensare che, nel 2019, il 51% delle vendite è avvenuto in condizioni promozionali; si parla invece del 56% per quanto riguarda il segmento del caffè macinato. Da non sottovalutare è anche l’ascesa del mercato delle capsule, che ha attratto un numero considerevole di consumatori, veicolando buona parte delle vendite al canale online. Nel 2020, però, il settore ha subito cambiamenti importanti: come già detto, i consumi di caffè si sono spostati prevalentemente tra le mura domestiche, portando a una crescita del +10,3% del mercato. In più, si è ridotto di molto il fenomeno del “taglio prezzo” (-3,6 p.ti a volume vs 2019), con un aumento del prezzo al kg di quasi il 7%, dovuto in particolar modo alla spinta dei segmenti di più alto valore.

 

 

Secondo i dati, fino al 2019 il caffè in grani mostrava un trend positivo, a fronte di uno negativo per quello macinato e quello solubile. Con la pandemia, la situazione si è ribaltata, portando a un aumento delle vendite per i segmenti del caffè macinato, con capsule e cialde, e del caffè solubile. In particolare le capsule incidono per il 32% sul totale delle vendite e hanno visto una forte espansioni in termini di referenze disponibili (4,3 in più rispetto al 2019). Mercato in ascesa anche per il settore “premium”, con particolare riferimento al decaffeinato (+13,7%), il 100% miscela Arabica (+17,3) e il monorigine (+35,1). L’unica eccezione è rappresentata dal segmento del caffè biologico, che vede una crescita minore se comparata al segmento convenzionale.

 

 

Prevale dunque la scelta dei prodotti di alta qualità, anche con un prezzo maggiore, rispetto alle miscele più economiche ma meno pregiate. Una tendenza che potrebbe rimanere invariata anche dopo l’emergenza sanitaria, anche se gli esperti non escludono che i problemi economici legati alla pandemia porteranno i consumatori a optare ancora una volta per le vendite promozionali.