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Nonostante il prodotto più consumato e diffuso sia il seme, anche la buccia del caffè può essere impiegata per realizzare un prodotto dal gusto unico, a metà fra un caffè filtro e un tè, un infuso ricavato proprio dalle bucce essiccate. Si chiama cascara, letteralmente “guscio”, (“buccia” in spagnolo) e, benché derivi dalla stessa pianta, ha un gusto e un profilo aromatico molto diverso da quello a cui il caffè ci ha abituato.
Analogamente a tè e caffè, tempi, temperature e dosi devono essere adeguati a seconda del tipo di tazza che si vuole ottenere: più o meno concentrata, più o meno persistente, astringente, delicata o profumata.

 

Senza dimenticare il caffè di partenza: anche in questo caso, la qualità della materia prima influisce sul risultato finale, così come la varietà e il sistema di lavorazione.
Note di ibisco, petali di rosa, frutti rossi, mango, aromi esotici e floreali sono le nuance che più spesso si trovano all’interno della bevanda, ancora molto poco conosciuta in Italia. Come si prepara? Proprio come un tè: si può quindi scegliere di infondere le bucce semplicemente con un filtro immerso in acqua calda (fra i 90° e i 100° C) oppure utilizzare la French Press, strumento molto in voga fra i baristi professionisti.