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Tra i lavori particolari praticati per secoli nelle montagne piemontesi c’è quello del contrabbandiere di caffè. Pesanti carichi dei chicchi preziosi allora più che mai, venivano caricati in spalla e trasportati lungo impervi sentieri di montagna per oltrepassare il confine che separa l’Italia dalla Svizzera. Un mestiere faticoso e pericoloso, esercitato da donne e uomini che riuscivano a sostenersi anche grazie a quel commercio illegale. A Macugnaga, un bel paese situato ai piedi del Monte Rosa, esiste un piccolo «Museo della Montagna e del Contrabbando» che ricorda una pagina di storia comune a tutti i territori montuosi di confine e che ha visto contrapporsi spalloni da una parte e finanzieri italiani e doganieri svizzeri dall’altra.

Quei trasporti illegali erano parte integrante di un’economia povera basata sull’agricoltura e sulla pastorizia.

I documenti più antichi conservati nel museo risalgono al Seicento dove il contrabbando veniva già praticato al confine tra il Piemonte e la Lombardia.

La seconda guerra mondiale è stata l’epoca dei traffici più intensi, oltre confine veniva trasportata merce di ogni genere, non solo cibo ma anche vestiti, radio e medicine, che spesso partivano dal Porto di Genova verso il continente.

Un contrabbando di fatica, gli spalloni impiegavano quasi due giorni di cammino in alta quota attraverso valichi di 2.800 metri. Non si percorrevano i sentieri già battuti perché erano quelli più controllati dai finanzieri e spesso il percorso avveniva di notte. Gli spalloni trasportavano la bricolla, una sacca di juta molto alta a forma di parallelepipedo, che consentiva di portare parecchio materiale in un solo viaggio. Oltrepassato il valico gli spalloni utilizzavano i loro bastoni come fossero degli slittini per scivolare sulla neve e giungere più velocemente alla meta. Sul versante italiano c’erano i finanzieri ad aspettarli.

Verso la fine della guerra i contrabbandieri a Macugnaga diventano dei passatori e accompagnano in Svizzera centinaia di ebrei, perseguitati, fuggiaschi e soldati alleati fuggiti dai campi di concentramento.

Nel dopoguerra il contrabbando continua e a diffondersi è soprattutto la compravendita di sigarette, che sostituisce via via quello dei generi alimentari, tra cui il caffè. Ma con il passare degli anni quello che un tempo era un contrabbando «romantico» si trasforma in un’attività gestita dalla criminalità organizzata.