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Spesso la prima reazione davanti la parola “Decaffeinato” è di sminuire la bontà o qualità del prodotto perché privato di uno dei suoi componenti fondamentali, la caffeina. Fortunatamente non è così: un caffè cattivo, una volta decaffeinato, resta cattivo così come uno buono resta buono.
Esistono, sicuramente, tipi più o meno adatti ad essere lavorati, ma vi è oggi sempre più la tendenza a puntare anche in questo settore alla qualità, cercando di dare al consumatore una nuova immagine di questo prodotto.

 

Il decaffeinato, se correttamente preparato, è un ottimo caffè che nulla ha da invidiare al “caffeinato”; ben difficilmente anche un esperto sa dire se quel che beve è effettivamente intero o senza caffeina, a meno che non venga fatta una prova sullo stesso caffè prima e dopo.
Per il consumatore comune una distinzione è praticamente impossibile (provate a fare una prova con dei vostri amici, facendo loro assaggiare un buon decaffeinato e dicendo che è intero: nessuno dovrebbe essere in grado di riconoscerlo). Inoltre, il caffè decaffeinato viene privato di molta parte delle sue cere, rendendolo così più leggero e digeribile.

 

In passato al Dec sono state mosse molte accuse, tra cui quella di aumentare il colesterolo. L’accusa fatta al decaffeinato di portare ad un aumento del colesterolo nel sangue è risultata totalmente infondata, come del resto hanno dimostrato i vari studi eseguiti in merito (il problema del colesterolo si pone a seguito di un’eccessiva ebollizione del caffè in infusione come talvolta accade nei paesi scandinavi, prescindendo dal fatto che si tratti di decaffeinato o meno).
Se poi aggiungiamo che sicuramente è sconsigliabile, per chi ha determinati problemi di salute, l’eccessiva assimilazione di caffeina e, inoltre, che chi consuma molti caffè farebbe bene almeno ad alternarli con dei caffè decaffeinati, ecco che l’immagine e i consumi di questo prodotto dovrebbero migliorare ulteriormente, così come del resto è già accaduto nel continente nordamericano.