E’ la seconda bevanda più consumata al mondo ed è stata al centro, mercoledì 3 maggio, di un’importante giornata di studio all’Alberghiero di Ladispoli, grazie ad un’iniziativa promossa dal Prof. Bruno Virgili, Docente di Enogastronomia dell’Istituto di via Federici, con la partnership dell’Associazione culturale CiboFuturo. “La formazione dei giovani che hanno scelto le professioni alberghiere è un compito che spetta alle scuole. – hanno spiegato i relatori Flavio Di Donato, General Manager Caffè Fantini e Angelo Fanton, Presidente CiboFuturo – Ma la comprensione della missione del cuoco e del cameriere italiano è un’importante sfida, verso la quale tutti gli operatori della filiera del cibo, dai produttori ai professionisti, sentono un dovere morale. Dal 2010 – aggiungono – il nostro gruppo ora rappresentato dall’Associazione culturale CiboFuturo porta avanti il progetto CHEFUTURO per contribuire, con apporti culturali, a costruire insieme un futuro migliore per i nostri giovani”. Sollecitare e sensibilizzare gli studenti alla creazione di una propria identità professionale attraverso un innovativo modello didattico, con un approccio inclusivo e un occhio attento al tema della sostenibilità ambientale ed economica: questi gli obiettivi di una serie di attività ed iniziative che nascono per potenziare conoscenze e competenze degli allievi degli Istituti Alberghieri.

“Nel nostro Istituto puntiamo da sempre ad arricchire l’offerta formativa con incontri e giornate di studio finalizzate all’approfondimento dei più attuali scenari del settore Food & Beverage. – ha sottolineato la Dirigente scolastica Prof.ssa Vincenza La Rosa – Per una formazione competitiva e adeguata al mercato del lavoro, è essenziale proporre ai nostri studenti una conoscenza approfondita del loro ambito professionale, attenta alle tendenze e agli sviluppi più innovativi. Desidero dunque ringraziare il Prof. Virgili per questa straordinaria occasione di apprendimento”.

 

E mercoledì 3 maggio ad occupare la scena è stato il caffè nella cornice originale e suggestiva delle tradizioni etiopi. “Spesso siamo portati a credere che l’unica modalità di preparazione di questa bevanda sia l’espresso – ha spiegato Flavio Di Donato – ma la tecnica più usata al mondo è invece quella del filtro e la più antica è l’etiope, chiamata “buna”: un complesso rituale che prevede diversi passaggi. I chicchi di caffè, quando ancora sono verdi, – ha aggiunto Di Donato – vengono raccolti, tostati e fatti fermentare in una caffettiera di argilla chiamata “jabena”: una preparazione lunga e lenta che richiede circa 90 minuti. Si tratta di una delle influenze più riconoscibili della cultura araba su quella etiopica”.

Quattro ore indimenticabili durante le quali mercoledì 3 maggio, nella Sala Nica dell’Alberghiero, è stata allestita integralmente un’autentica cerimonia etiope del caffè: dalla selezione dei chicchi alla miscelazione fino alla tostatura per chiudere con una degustazione che ha coinvolto tutti i partecipanti e che ha visto il contributo degli studenti della 3^ Pasticceria coordinata dal Prof. Leonardo Napolitano. E, dopo le moltissime domande con cui gli studenti hanno voluto soddisfare ogni loro curiosità, sono stati forniti anche alcuni preziosi suggerimenti per produrre un buon espresso e mantenere sempre in perfetta efficienza l’attrezzatura necessaria. A chiudere la cerimonia un light lunch offerto dal Prof. Paolo Ferranti e dalla 5^ Pasticceria. Ad occuparsi dell’allestimento della Sala e del servizio sono stati gli allievi della 3^ e 4^ Sala coordinati dai Docenti Donatella Di Matteo e Bruno Mazzeo.