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Bere caffè non solo aiuterebbe a combattere l’insorgere della malattia di Parkinson, ma sarebbe anche un ottimo metodo per ridurre il rischio di insufficienza cardiaca: uno studio suggerisce, infatti, che basterebbe bere due o tre tazze di caffè al giorno, ma non varrebbe nel caso del decaffeinato.

Tale analisi è stata svolta da un team di ricercatori guidato da David P. Kao presso il Colorado Center for Personalized Medicine della School of Medicine di Aurora e pubblicata sul giornale Circulation: Heart Failure. L’obiettivo iniziale era quello di cercare di capire se bere caffè potesse avere particolari rischi o benefici in relazione a malattie coronariche, insufficienza cardiaca e ictus, ovvero alcune delle principali cause di morte negli Stati Uniti.

 

Come spiegato dalla collega Linda Van Horn, “I rischi e i benefici del bere caffè sono stati argomenti di costante interesse scientifico a causa della popolarità e della frequenza del consumo in tutto il mondo. Gli studi che riportano associazioni con risultati rimangono relativamente limitati a causa di incongruenze nella valutazione della dieta e nelle metodologie analitiche, così come problemi intrinseci con l’assunzione alimentare auto-riferita”.

Per questo motivo, Kao e colleghi hanno ripreso circa 10 anni di studi e dati riguardanti oltre 21.000 adulti statunitensi, classificando il consumo di caffè in base alle tazze giornaliere, da 0 a 3. I risultati hanno mostrato che le persone che hanno riferito di aver bevuto una o più tazze di caffè con caffeina avevano un rischio associato di insufficienza cardiaca a lungo termine ridotto di circa il 5-12% per tazza giornaliera. Bere caffè decaffeinato, invece, sembrava avere un effetto opposto sul rischio di insufficienza cardiaca, aumentandolo significativamente.

 

I ricercatori hanno dunque spostato la propria attenzione sul ruolo della caffeina, concludendo che “L’associazione tra caffeina e riduzione del rischio di insufficienza cardiaca è stata sorprendente. Il caffè e la caffeina sono spesso considerati dalla popolazione generale come ‘cattivi’ per il cuore perché le persone li associano a palpitazioni, ipertensione, ecc. La relazione costante tra l’aumento della caffeina Il consumo e la diminuzione del rischio di insufficienza cardiaca ribaltano questa ipotesi”.

Ciononostante, le prove in mano agli esperti non sarebbero ancora sufficientemente chiare per consigliare un aumento del consumo di caffè. In effetti, altri studi mostrano che la caffeina può essere pericolosa se consumata in eccesso e che lo stesso ragionamento potrebbe non essere applicabile nel caso di bevande energetiche contenenti tale sostanza. La conclusione ideale, quindi, è quella di integrare il caffè alla propria dieta assieme a un consumo regolare di frutta, verdura, cereali integrali e latticini senza/con pochi grassi.