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Nella provincia di Petatán, nel nord-ovest del Guatemala, il ciclo di coltivazione e lavorazione del caffè scandisce la vita di un’intera comunità. Qui ogni casa ha un angolo adibito a piccolo laboratorio per lo stoccaggio di fertilizzanti e strumenti agricoli. Mentre i tetti sono piatti per accogliere i semi che devono asciugare dopo la raccolta. Dal 2020 Amka, onlus italiana che opera nel Sud del mondo per migliorare le condizioni di vita di chi lo abita, promuove in questa zona il progetto sociale doña Lucero, in cui sono coinvolte 80 donne guatemalteche produttrici di caffè. «Un percorso di empowerment, affinché in futuro possano raggiungere alti livelli di autonomia e diventare delle vere e proprie imprenditrici» afferma Fabrizio Frinolli Puzzilli, presidente della ong.

Il programma ha come finalità il riscatto delle lavoratrici che si dedicano alla coltivazione e alla lavorazione dei chicchi ma non riescono a ottenere i guadagni che meriterebbero. È alto, infatti, il tasso di speculazione che i contadini e le contadine si trovano a fronteggiare qui, come nella maggior parte dei Paesi produttori, dove un caffè di alta qualità viene acquistato a prezzi bassissimi per poi essere rivenduto alle società di esportazione.

Un’ingiustizia a cui Amka ha deciso di rispondere stringendo alleanza con il consorzio Csc-Caffè speciali certificati, un’associazione nata in Italia nel 1996 con lo scopo di promuovere la cultura delle miscele pregiate. Le due realtà operano su fronti paralleli: da una parte offrono alle piccole produttrici formazione e assistenza per il miglioramento delle tecniche di coltura, dall’altra garantiscono al caffè una certificazione di qualità che ne consenta la vendita a un prezzo equo. «Abbiamo seguito con grande impegno questo progetto sin dal primo giorno», afferma Paola Goppion, presidente di Csc, «e siamo contenti del risultato ottenuto, soprattutto per il valore umano che lo accompagna». Fin dai primi campioni assaggiati, gli esperti del consorzio hanno confermato l’alto pregio del raccolto, assegnando al caffè il bollino che ne attesta l’eccellenza.

I chicchi sono stati distribuiti nelle torrefazioni, sparse in diverse città della Penisola, che fanno parte della rete Csc, e ognuna ha realizzato la propria interpretazione del prodotto attraverso diverse ricette. Grazie a questo riconoscimento, le lavoratrici hanno ottenuto un incremento dei ricavi pari a quasi il 50%, un incentivo a proseguire il loro cammino professionale. Il progetto ha avuto un impatto enorme sulla vita delle donne coinvolte: il pagamento dei semi viene versato direttamente alle produttrici assicurando loro indipendenza economica.

Questo ha attivato un circolo virtuoso, un desiderio di lottare per i propri diritti e creare un modello personalizzato di gestione del lavoro. Il gruppo che ha partecipato al programma, infatti, ha eletto una giunta composta da una presidente e altre quattro donne. Si tratta di un primo passo verso l’ambizione più grande di costituirsi come collettivo e associazione. Un sogno luminoso che si accorda alla perfezione con il nome scelto per il caffè e per il progetto sociale, come spiega Frinolli Puzzilli: «Doña Lucero è nato in onore e in ricordo di Lucero, una coraggiosa donna guatemalteca che per più di 10 anni ha lavorato con Amka, una vera guerriera. Il suo spirito e tutto quello che ci ha insegnato sul campo sono dentro ogni tazzina di questo caffè, che profuma di libertà e di autonomia».