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Si potrebbe quasi parlare di simbiosi. Se in tante comunità montane l’orso è un elemento di scontro – si veda la situazione in Trentino – in Colombia si è trovato un equilibrio tra questi bestioni e chi coltiva la terra ad alta quota. «L’orso ci ha salvato», ammette all’Agenzia France Presse il coltivatore di caffè Julian Pinilla che, così come tanti altri colleghi, nelle Ande ha lasciato spazio all’orso con gli occhiali e in cambio ha ricevuto risorse per migliorare le proprie coltivazioni. La difesa della biodiversità – grazie a programmi pubblico-privati – è così andata anche a diretto beneficio delle comunità locali: in questo modo nasce quello che si potrebbe ribattezzare come il “caffè dell’orso”.

Unico orso del Sud America, che vive in alta quota lungo le Ande dall’estremo nord dell’Argentina al Venezuela, il Tremarctos ornatus è classificato come “vulnerabile” dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura: l’ultimo studio, ormai datato di una ventina d’anni, contava circa ventimila esemplari ma nel frattempo la sua popolazione sta diminuendo. Secondo gli esperti la causa principale è la distruzione del suo habitat naturale da parte dell’attività antropica, ma anche incontri letali con gli uomini.

Questo orso, soprannominato il giardiniere dei boschi, si nutre di frutti e piante ed è capace di percorrere lunghe distanze: lasciando vagare questi animali nel loro habitat, così come prevede il programma cogestito da fondazioni private e pubbliche amministrazioni, i coltivatori di caffè ricevono in cambio aiuti per migliorare la resa delle loro piantagioni attraverso nuove strumentazioni e tecniche. Si salvano gli orsi, si incrementa la propria produzione di oro nero colombiano.

In questo modo negli ultimi anni le coltivazioni di caffè hanno visto cambiare volto, con sistemi di irrigazione e per il trattamento delle acque e degli stessi chicchi. Inoltre le produzioni che derivano da questa collaborazione beneficiano di un programma di commercio equo e solidale, il quale garantisce una remunerazione maggiore ai produttori, proprio perché contempla il valore aggiunto della tutela dell’orso. Dal 2015 ad oggi il progetto ha riguardato una superficie complessiva di 3.000 ettari.